La crisi del linguaggio musicale agli inizi del XX secolo

Le due vie per il rinnovamento ( seconda parte)

A ogni epoca la sua Arte, all’Arte la sua libertà (Palazzo della Secessione-Vienna 1898)

Agli inizi del Novecento sembrava che con la morte di Mahler e Debussy sarebbe morta anche la musica tonale . Ma Igor Stravinskij con “ L’uccello di fuoco” ( 1910), il primo dei suoi balletti russi, la glorifica e continua sul cammino della tradizione cromatica romantica.

Il suo approccio alla composizione è anti-soggettivo e per questo anti-Romantico ma anche anti- espressionista : il sé creativo stà a rispettosa distanza dall’oggetto creato. Essendo oggettività ed espressività doppia faccia di una stessa medaglia, l’artista, fautore dell’ espressività oggettiva, non deve essere neanche avvertito , pertanto ogni coinvolgimento personale viene bandito.

Egli riesce realmente a far funzionare questa estetica dell’ oggettività producendo bella musica e riuscendo a mantenere un certo distacco persino in opere come Petrushka ( 1911) e ” La sagra della primavera” (1913), che pure sono molto dinamiche ed emotive. Nel far questo il compositore contempla un mondo al quale sì, è attaccato sentimentalmente, ma dove non mette sé stesso. In altre parole non fà ascoltare, vedere l’uomo Stravinskij ma una sorta di quadro di vita russa resa nel linguaggio di Stravinskij.

La musica viene oggettivizzata pure nel più emozionante dei momenti. E ‘ per questo che Adorno non pensa lui sia un artista sincero perchè un compositore sincero esprimerebbe direttamente e soggettivamente le sue emozioni nell’opera creata, come era successo con Schubert, con Wagner e succedeva con Schoenberg. Invece Stravinskij attraverso la sua poetica formalista fatta di ordine e disciplina degli elementi addiveniva ad una “musica pietrificata” dove l’elemento centrale non era l’espressività psicologica ed emotiva bensì la struttura.

Per Stravinskij il cambiamento, il distacco dal passato non doveva avvenire tramite il rigetto tout court di quella che era stata la certezza degli ultimi secoli in musica, il sistema armonico tonale maggiore-minore, bensì attraverso l’esplorazione, lo svisceramento di ogni possibilità che quel sistema poteva offrire. Egli lavora su nuove sonorità, sintassi e semantica dando vita anch’egli ad un rinnovamneto dell’espressione ma pur sempre rimanendo all’interno della tonalità.

Innanzituto propone un enorme aumento della dissonanza (dalla semplice triade passa all’utilizzo premeditato e organizzato di settime , none , undicesime etc. etc.) ed introduce la politonalità e cioè l’impiego di più tonalità nello stesso momento.

In Petrushka con un accordo, dato dalla sovrapposizione di due triadi, quella di Do maggiore e quella di Fa# maggiore, viene definita la bitonalità del brano. Nel suonare insieme queste due triadi si produce quel tritono che rende meravigliosamente distinguibile l’ambiguità e la dualità caratteriale della marionetta Petrushka .

Ne L’histoire du Soldat, balletto da camera per sette strumenti, già dall’apertura con la Marcia abbiamo cornetto e trombone che suonano nelle prime quattro battute, attraverso tre tonalità il primo ed attraverso altre due tonalità il secondo. Per un totale di cinque tonalità diverse .

Il trattamento discontinuo del ritmo e la dissociazione dei suoi accenti con la scansione metrica effettuato da Stravinskij sono la controparte sintattica alla politonalità sonora. Potremmo definire il tutto una sorta di… dissonanza ritmica.

Questo tipo di trattamento si basa sul manipolare, sul giocare con le cellule motiviche (n.d.r ricordiamo che il motivo è il più piccolo frammento che abbia musicalmente senso all’interno di un brano ). Uno splendido esempio di rimaneggiamento di piccoli frammenti motivici si ha nel ballo sacrificale finale della “Sagra della Primavera” (1913) dove le piccole cellule sono unite, espanse, permutate e ripetute sempre in patterns differenti . A questa discontinuità ritmica e metrica Stravinskij affianca la poliritmia .

I pezzi di Stravinskij fino agli anni venti, cosiddetto “Periodo Russo”, sono profondamente radicati nella musica folk tradizionale e nei suoi significati primitivi. E ‘ per questo motivo che può essere riconosciuta come poetica della terra .

La sensazione che accompagna questa musica è ipnotica e sà di primitivo . Ad esempio le battute di apertura de “Le nozze “, balletto con coro misto e quattro voci soliste e per soggetto le nozze di contadini russi portato alla ribalta nel 1923, offrono un canto che sembra un antica melodia cinese ma in realtà non utilizza neanche la scala pentafonica e quindi richiama qualcosa di ancora più indietro nel tempo e fatto di sole tre o quattro note. L’elemento folk pone naturalmente grande enfasi sul mitico e sulla grande inconsapevolezza collettiva e fà dei primi lavori di Stravinskij una immensa metafora antropologica .

Dopo il Maestro volgerà il suo interesse al Neoclassicismo e si approprierà di tratti stilistici e forme del periodo barocco (sarà un recupero della tradizione nei suoi stilemi peculiari svuotati però di senso).

Nel tempo, nel suo continuo cercare e sperimentare con il linguaggio musicale, Stravinskji approderà al Serialismo. Certo che questa svolta ebbe a sorprendere il mondo intero ma l’approdo non era stato repentino bensì frutto di una lunga crisi artistica durata ben cinque anni che con la morte di Schoenberg aveva ricevuto una scossa e così, memore di quel Pierrot Lunaire al quale aveva assistito nel 1912 a Berlino e del quale aveva tessuto le lodi, era arrivato a pensare che in fondo le regole e le restrizioni del Serialismo e del contrappunto severo non differissero di molto e quindi aveva iniziato la sua sperimentazione con In memoriam Dylan Thomas ( 1954) dando alla luce con Threni il primo vero lavoro dodecafonico.

E ‘ bene ricordare, però, che il Serialismo di Stravinskij fù un Serialismo che non ebbe paura di richiamare un centro tonale. Non furono presenti le rigidità di Arnold Schoenberg (1874-1951) o Anton Webern (1883-1945) anzi la sua composizione fù tesa a suggerire un sentore melodico.

In questa fase dodecafonica della sua vita compositiva egli si servì della tecnica come mero strumento espressivo senza interessarsi minimamente a coltivare l’aproccio teorico dalla quale essa scaturiva.