La Neo avanguardia

La Neoavanguardia fu un movimento letterario italiano nato sul finire degli anni Cinquanta per il rinnovamento e la modernizzazione e volto a favorire l’incontro e la commistione tra discipline diverse. Viene a chiamarsi Neo-avanguardia per distinguersi da quella corrente fortemente politicizzata che nei primi decenni del Novecento aveva dato vita al Futurismo.

Luogo di elaborazione delle nuove idee erano le riviste, tra le quali il «Verri» (ed il «Menabò»), attorno alla quale si riuniva il collettivo Gruppo 63, che ebbe tra i fondatori Umberto Eco.

Il gruppo si era costituito a Palermo nell’ambito della Settimana Internazionale della musica che tra i tanti protagonisti vedeva compositori quali Ligeti, Pousseur, Evangelisti, Clementi, Stockhausen, Berio e molti altri. Il legame tra i letterati del gruppo ed i musicisti della compagine contemporanea si basava sul desiderio comune, nonché sulla condivisione, di un percorso di rinnovamento: si assiste in questi anni al connubio tra linguistica e musica e all’interesse per il contenuto sonoro delle parole.

Dalle grandi collaborazioni tra Luciano Berio e letterati quali Umberto Eco e Edoardo Sanguineti nascono lavori importanti come Thema, Omaggio a James Joyce e Laborintus II . Il laboratorio perfetto per la Neoavanguardia è la musica vocale che permette la ricerca sulla parola, sul significato e sul materiale sonoro come anche una riflessione sul rapporto tra scrittore, performer e fruitore dell’opera. Il materiale fonetico viene acquisito separandolo dal suo significato linguistico e considerandone solo la caratteristica sonora.

Come sosterrà Luciano Berio:

[…] la voce, qualsiasi cosa faccia, anche il più semplice rumore, è inevitabilmente significante: accende associazioni e porta sempre con sé un modello, naturale o culturale che sia.

Ma all’estero il desiderio di sperimentazione e rinnovamento si era mosso anni prima che in Italia: alla fine della seconda guerra mondiale i compositori franco-tedeschi avevano sentito l’esigenza di ripartire da zero con un discorso musicale asettico tutto basato su logica e rigore. Per i compositori della Nuova Musica

[…]il segno è il senso, e aborrivano ogni forma di pathos espressivo, in un rifiuto,

a prescindere, dell’eloquenza romantica, giudicata ampollosa,

ridondante e irrimediabilmente retorica.

L’assunto di base è il formalismo che propugna un’opera che non esprime null’altro che la struttura di cui si caratterizza. La tecnica e la tecnologia divengono fonti di ispirazione e l’attenzione si concentra sulla sperimentazione estrema perdendo in modo irreparabile la finalità comunicativa e l’attenzione alla percezione. Una musica sempre più complessa e inavvicinabile che progressivamente, siamo alla fine degli anni Cinquanta, comincia a segnare il passo in un discorso autoreferenziale che si disinteressa totalmente dell’accoglienza del pubblico.

Il processo centrifugo che, quindi, investe la musica contemporanea, accerchiata tra l’altro dalla popular music da un lato e dal rinnovato interesse per la musica antica dall’altro, porta alla messa in discussione e alla contrapposizione di concezioni diverse: da un lato i cageani, John Cage nel 1958 era stato chiamato a Darmstadt in sotituzione di Boulez e aveva tenuto dei seminari nei quali aveva affermato l’esigenza di liberare il processo compositivo lasciandosi andare al flusso delle idee e al non predeterminato, e dall’altro gli strutturalisti.

Luglio 1957 .Seminario estivo internazionale per la Nuova Musica, Darmstadt. Seminarista: Karl Heinz Stockhausen

Anche Luigi Nono dà voce alle sue preoccupazioni quando nel 1959 a Darmstadt tiene una conferenza intitolata Presenza storica nella musica d’oggi nella quale più o meno implicitamente accusa i colleghi di non avere coscienza dell’integrazione della musica nel suo contesto sociale.

Si cerca quindi di recuperare un linguaggio più attento alla forma e alla percezione. Si muovono in questo solco autori come Berio e Castiglioni che recuperano la tonalità, la melodia, la forma canzone (Folk songs), e anticipano quella che dalla metà degli anni Settanta sarà la successiva tendenza: il Postmodernismo.