da Machaut ad Aretha Franklin

A partire all’incirca dagli anni ’50 del 1900 la produzione musicale di facile accesso e consumo, la cosiddetta Popular Music, piuttosto che per tipo vede la classificazione per lo stile che la caratterizza e i diversi generi, rock, blues, pop, country, folk, etc. non vengono più delineati in quanto a strutture formali, contenuto e destinazione bensì in base alla peculiarità della propria espressione e del proprio stile.
La Ballata , forma antichissima le quali origini sono da ricercare nella canco e nella chanson di trovatori e trovieri è , per noi oggi, una forma che a buon diritto potremmo definire trasversale perchè canzone di carattere narrativo, spesso amoroso, dall’andamento lento talvolta, che non presenta alcuna difficoltà di resa in uno stile piuttosto che in un altro, e le migliaia di esempi che potremmo citare appartengono ai generi più diversi. In questa sede, per portare giusto qualche esempio:
Joan Baez, Dona Dona ( Dana Dana) (Folk)
Dolly Parton, I will always love you ( Country)
Eric Clapton, Have you ever loved a woman ( Blues)
Guns and roses, November rain ( Rock)
Destiny’s child, Emotion ( Hip-Hop)
LE ORIGINI
Ma quando nel 1300 la forma si affermò alle grandi corti francesi di Parigi ed Avignone, specialmente con la produzione di Guillame de Machaut in quell’ epoca che conosciamo come Ars Nova, era una cosiddetta forma fissa (insieme al Rondeaux e al Virelai ). Forma fissa derivata dalla musica per danza e costituita da un ritornello (o ripresa) e da strofe ( da tre a cinque strofe comprensive di piedi e volta) che poteva presentarsi anche in forma polifonica quindi a due, tre o quattro parti sebbene nella prassi l’esecuzione voleva il canto della sola voce acuta mentre il resto affidato agli strumenti.
In Italia questa forma musicale popolare e profana si sviluppa dalla seconda metà del 1300 alla corte di Firenze, a peste superata, dalle spoglie del viralai, insieme ad altre forme cardine della polifonia profana quali il Madrigale e la Caccia che possiamo ritrovare nel prezioso Codice Squarcialupi (manoscritto nel monastero di Santa Maria degli Angeli di Firenze tra il 1410 ed il 1415 ).
Il massimo esponente della ballata italiana sarà Francesco Landino che ne scriverà 139 a due e tre voci.
La composizione musicale seguiva quella poetica:
A seconda di quanti e quali versi è composta la Ripresa, la ballata italiana può essere:
Grande : Ripresa di 4 versi, 3 endecasillabi e 1 settenario
Mezzana: Ripresa di 3 versi ( o 3 endecasillabi o 2 endecasillabi e 1 settenario)
Minore: Ripresa di 2 versi ( endecasillabi e/o settenari)
Piccola: Ripresa di 1 endecasillabo
Minima: Ripresa di 1 settenario
La poesia è quella dei grandi poeti dell’epoca Petrarca, Boccaccio, Alighieri, Sacchetti e tanti altri, essendo forma letteraria tipica dell’epoca come lo sono la Canzone ed il Sonetto. Ma quali sono le differenze con questi componimenti?
La canzone presenta lunghe strofe di endecasillabi e settenari, carattere lirico, presumibilmente deriva dalla poesia provenzale dei Trovatori.
Il sonetto: si compone di due quartine più due terzine di endecasillabi con rima alternata o incrociata, tematica nobile, carattere lirico.
La Ballata è narrativa, utilizza sia l’endecasillabo che il settenario e la rima baciata o alternata, ha il ritornello ed un ritmo funzionale al ballo ( anche detta canzone a ballo). Rispetto alle prime due è popolare.
Da essa deriveranno la Frottola e il canto Carnascialesco del 1400 che però avranno verso ottonario.
Case study:
ECCO LA PRIMAVERA
ballata di Francesco Landino su poesia di Francesco Sacchetti
Forma poetica:
Indicando con A la ripresa, cantata d’apprima dal solista e subito riproposta dal coro, che la ripete dopo ogni stanza, con B il primo piede e con B1 il secondo piede, con C la volta ( BB1 e C sono le parti di cui si compone la strofa che canta il solista) si nota che i piedi rimano sempre tra loro ( rima alternata) e che la volta rima sempre con l’ultimo verso della ripresa e l’ultimo verso del piede.


Forma musicale:
La Ballata presenta due melodie differenti, una per ripresa e volta, e una per il piede quindi abbiamo ABAA . Il registro è medio e la lingua utilizzata è la lingua romanza. La ritmica varia e la melodia eseguita dal solista è di facile intonazione e presenta una sonorità morbida. In genere è a tre voci. Gli intervalli che spesso ritroviamo sono quelli di terza e sesta, gusto di derivazione inglese: l’uso di questi intervalli come consonanza perfetta era comparso in Inghilterra con il Gymel sul nascere della Polifonia e poi era passato in Francia nel 1300
Gli strumenti utilizzati sono piccoli e di facile trasporto come la viella, il salterio, la ghironda, il flauto dritto o l’ organo portativo. È una musica che dalle piazze e dalle corti di Francia e Italia si diffonde in tutta Europa e in Inghilterra grazie a giullari, menestrelli e poeti-musicisti girovaghi che come i trovatori e i trovieri, prima di loro, allietano cortigiani e popolo con i loro racconti in musica, adattandoli di volta in volta al luogo e al contesto.
Lo scambio è osmotico: se Bardi, i poeti cantori celtici, arrivando in Bretagna influenzano i francesi nella novella Canzone cavalleresca, la cultura trobadorica invece arriva oltre Manica anche grazie ad Eleonora D’Aquitania che sposando Enrico II diventa Regina d’Inghilterra e porta alla corte inglese il suo stuolo di menestrelli tra i quali il famoso Bernart de Ventadorn.
Prassi esecutiva vocale:
La vocalità è una vocalità immediata che sfrutta l’ottava naturale della voce. Il registro è medio e la lingua utilizzata è la lingua romanza. La ritmica è varia e la melodia eseguita dal solista è di facile intonazione e presenta una sonorità morbida. Se nella musica sacra, dove all’epoca spadroneggiava il Mottetto, c’era bisogno di competenze musicali che prevedevano come minimo una voce educata all’ isoritmia e all’intonazione precisa, nonchè la conoscenza o comunque la pronuncia corretta del Latino, la musica profana, sebbene anch’essa polifonica, non necessitava di elevate abilità esecutive perchè più semplice anche dal punto di vista del movimento e del numero delle linee vocali e/o strumentali. La polifonia profana infatti era molto meno elaborata che quella sacra e nella realizzazione spesso diventava monodia.
Il trattatista Jerome de Moravia già nel 1200 ci parla di tre registri: quello di petto, quello di gola e quello di testa. Il registro di testa era ottenuto tramite falsetto e le partiture non arrivavano oltre il Re o il Mi perchè erano previste, per l’esecuzione di soli uomini o cantori fanciulli. Ma in ambito profano, che non necessariamente prevede una partitura, si hanno molte testimonianze di esecuzioni al femminile e quando, con Isabella d’Este, un secolo dopo, la pratica vocale e strumentale delle dame, professioniste o meno, diventa consuetudine, l’estensione delle linee vocali in partitura aumenta ( nel XVI ci si spinge al Sol) come compare il gusto per un canto più ornamentale che diventa vera e propria forma d’arte. Siamo agli inizi del 1500 e la vocalità a questo punto dovrà essere omogenea ed elegante. Bandito il falsetto, andrà ricercata un’ emissione mista nella quale il registro di petto e quello di testa possano confluire in modo il più possibile fusionale


La ballata Inglese
Per quanto riguarda la Ballad inglese, poco si conosce delle prime ballate del 1200 che comunque erano le forme letterarie più diffuse ma la tradizione esclusivamente orale, che modificava testi e contenuti a seconda dei contesti, e la mancanza di fonti scritte anche per le musiche sulle quali quei testi si appoggiavano, ci regalano pochissime informazioni certe e molte supposizioni. Le poche Ballads delle origini che ci sono giunte sono arrivate a noi attraverso i secoli perchè tramandate oralmente, fino quando sono giunte a quei musicisti e studiosi che le hanno potute trascrivere. Parliamo di una trascrizione quindi viziata sulla quale non possiamo giurare per precisione ed affidabilità delle melodie. Anche perché le prime trascrizioni, quelle che appartengono all’età barocca, trovano i musicisti dell’epoca a disagio con la scala alla quale la Ballad faceva riferimento, la scala modale eptatonica, cosìcchè le trascrizioni, fino a tempi più recenti, sono state alquanto approssimative. Per certo possiamo, però, affermare che:
-il carattere di queste forme era narrativo
– la poesia era anonima
-il linguaggio utilizzato molto semplice, sia per la destinazione che per la provenienza
-pescava nei racconti di tradizione popolare celtica e anglosassone
-constava di quartine con ritornello, chiamato Burden,
– la rima presentava forma ABCB
-erano facili da memorizzare
-non necessariamente erano legate alla danza.
L’intonazione era immediata ed il testo, come accennato sopra, veniva adattato in base alle esigenze ( al pubblico) del momento. Potevano raccontare le gesta di fuorilegge come Robin Hood, oppure storie d’amore, di magia, oppure la rivalità tra inglesi e scozzesi.
Comunque sia, l’elemento morte non mancava mai.
Dobbiamo a Francis James Child, dell’Università di Harvard, la catalogazione delle Ballate tradizionali Inglesi e Scozzesi autentiche in cinque volumi operata tra il 1882 ed il 1898 e nel suo catalogo le uniche ballate antecedenti al 1650 delle quali possiamo con sicurezza sposare la musica al testo sono: The Baffled Knight, John Dory e The Three Ravens .
Se James Child ha catalogato i testi delle ballate la raccolta delle melodie si deve a Bertrand H. Bronson con i quattro volumi de The Singing Tradition of Child’s Popular Ballads (1976).
Egli fece un’interessante scoperta: oltre il 90% delle ballate da lui catalogate sono costruite su scale modali maggiori quali la Ionica e la Misolidia.
Scala Ionica di Do: TTSTTTS= Do Re Mi Fa Sol La Si Do
Scala Misolidia di Do: TTSTTST = Do Re Mi Fa Sol La Sib Do
Qualche riflessione sul rapporo tra la Ballad e la danza:
piuttosto che per la danza la Ballata d’oltre Manica si distingue dalle altre forme ( dalle Songs) per il suo carattere narrativo. Sebbene l’etimologia della parola Ballad richiami immediatamente alla mente il ballo, le ballate catalogate da James Child nel diciannovesimo secolo non hanno nulla a che vedere con esso. Piuttosto se si vuole riferire questa forma alla danza bisogna risalire alle primissime ballate comparse su suolo inglese, le Ballades ( forme fisse) arrivate dalla Francia durante il quattordicesimo secolo. Nel successivo periodo Elisabettiano il termine viene legato blandamente alle canzoni in genere e fra queste a quelle da ballo. E’ nel diciottesimo secolo che assumono vero e proprio carattere narrativo ed in effetti, a ben guardare, quel ritornello danzato sempre presente nelle forme fisse francesi non si trova frequentemente e comunque l’andamento del brano non sempre richiama la danza. Invece, prodotto autenticamente inglese per il ballo nel Medioevo era il Carol, che è antecedente alla Ballad. Se fosse danza il Ritornello delle Ballads dovrebbe persistere sopra ogni cosa ma esaminando il catalogo sono poche rispetto al totale le ballate con un vero e proprio ritornello ballabile. E comunque non viene dal basso, da un gusto popolare, bensì dalla necessità della poesia.
Appunto il ritornello:
il ritornello, quando presente, non deve necessariamente trovarsi alla fine della strofa ma può trovarsi anche nel mezzo della stessa. Quel che è certo è che è sempre intonato sulla stessa melodia e che mantiene la rima anche se variano le parole.
Qui sotto i testi delle prime tre stanze delle seguenti Ballads:
The Bonny birdy The cruel sister The twa sisters



Ma come si diffondevano le Ballate? I Broadsides erano dei fogli molto ampi sui quali veniva stampato il testo della ballata e la raffigurazione delle scene oggetto della narrazione. Questi fogli erano distribuiti durante lo spettacolo e il poeta/cantore poteva cantare della storia su di una melodia già conosciuta e popolare. Gli ultimi Broadsides non solo presentavano testo ed immagini ma anche la musica da associare, magari citando proprio la melodia che doveva essere intonata per quello specifico testo.
Case study:
BARBARA ALLEN

Tra le Ballate più recenti e più famose abbiamo Lord Randall, fine del 1700, che sembra avere le sue origini in Italia forse un secolo prima, Geordie, stesso periodo e sicuramente Barbara Allen, ripresa da moltissimi noti musicisti della nostra epoca fra i quali, per citarne solo alcuni, Joan Baez, e guardando al nostro paese Fabrizio de Andrè e Angelo Branduardi. Solo nel 1840, sebbene sia in assoluto la Ballad tradizionale più conosciuta e diffusa in Inghilterra, Scozia, Irlanda e U.S.A, è stata notata la musica di questo brano. E studiosi hanno azzardato l’ipotesi che la sua musica derivasse da quella di tre canti molto famosi nel 1600 riconducibili al Sick, sick and very sick.
Ogni ballata, per via della tradizione orale, presenta molteplici testi e melodie e Barbara Allen viene a far parte del catalogo di Bronson con ben 20 testi e 20 melodie differenti. Nella totalità si contano circa 198 versioni del testo diverse. Per quanto riguarda la musica si spazia in tre grandi famiglie melodiche: dalle versioni americane che utilizzano la scala pentatonica a quelle inglesi più radicate sulla scala maggiore o quella scozzese, che sembra essere la più antica, in modo minore, e che fa la sua prima apparizione nel Caledonian Pocket companion del 1760 di James Oswald:
Nel secondo dei sette libri di Oswald, alla pagina 27 compare Barbara Allen, conosciuta anche con il titolo The old woman in the Glen. La scala utilizzata è la Ionica, il tempo 4/4 e la forma musicale AB

Qui sotto una trascrizione più chiara

Il testo riportato nel Caledonian Pocket companion ed il testo invece musicato da Joan Baez ne 1958:


Quanto alla prassi esecutiva è presumibile pensare, data la diffusione dello strumento, che alle origini l’arpa celtica fosse quello di predilezione per l’accompagnamento. Degli strumenti presenti dal Medioevo in poi abbiamo contezza grazie a dipinti, monumenti funebri di dignitari, fregi architettonici oppure codici miniati, tutte fonti indirette che ci illustrano trombe e oboi, corni, campane, liuti e archi. Per quanto riguarda il canto si suppone presentasse un’attitudine distaccata e serena anche se in qua in là, a seconda degli episodi narrati, si necessitava di più pathos. Comunque sia la vocalità era naturale e non richiedeva una particolare preparazione.
Giusto per dare un assaggio della varietà di testo e melodia per lo stesso titolo ecco alcuni esempi di esecuzione:
La prima registrazione della Ballata fu di Vernon Dalhart nel 1927
Sicuramente la più famosa:
Una versione italiana:
Una versione che cerca l’esecuzione filologicamente informata:
L’EREDITA DELLA BALLATA NELLA MUSICA DI OGGI
Sono passati secoli e secoli ma la struttura della Ballata non solo è arrivata fino ai nostri tempi ma ascoltiamo ballate ogni giorno per radio, televisione, su Spotify o Youtube questo perchè le canzoni moderne derivano la loro struttura proprio dalla Ballata:
la Ripresa, il Piede e la Volta, altro non sono che il Ritornello e Strofa di oggi, con la Volta che ha preso il nome di ponte, o Bridge. Qui un esempio:
You make me feel, nell’interpretazione di Aretha Franklin.

