Olivier Messiaen

Olivier Messiaen- Les oiseaux esotiques

 “Voglio fare come i maestri vetrai del Medioevo. Non spiegare nulla, ma abbagliare.”

La colorata poetica panteista di Et expecto resurrectionem mortuorum

Nel 1963, sotto la presidenza Charles de Gaulle, il Ministro della cultura francese Malraux commissiona ad Olivier Messiaen una composizione per la commemorazione dei caduti della prima e seconda guerra mondiale: Et expecto resurrectionem mortuorum. Il Maestro coglie l’occasione per proporre una profonda meditazione sulla trascendenza della morte, che per lui trova esemplificazione e compimento nella resurrezione di Cristo, e per affermare la sua fede religiosa, quella Cattolica. Già in Tecnica del mio linguaggio musicale (1942) spiegava che

la musica dovrebbe essere capace di esprimere

un qualche sentimento nobile, specialmente quello più nobile di tutti, quello religioso,

esaltato dalla teologia e dalla verità del Credo cattolico... .

Ispirato dai paesaggi montani delle Haute Alpes di Le Petichet, che lo circondano, e dalle letture di ” La resurrezione e il mondo della Resurrezione ” di San Tommaso D’Aquino, scrive quindi cinque movimenti per un’orchestra composta da 18 legni, 16 ottoni e 6 percussioni metalliche. La prima esecuzione assoluta avviene, per sua precisa volontà, in forma semi-privata il 07 maggio del 1965. La prima esecuzione pubblica avrà invece luogo alla presenza di Charles de Gaulle il 20 Giugno del 1965 ed il 12 Gennaio del 1966 si avrà l’esecuzione al teatro dell’Odeon con la direzione di Pierre Boulez. Come riporta Claude Samuel, particolarmente apprezzata dal Maestro fu l’esecuzione che ne diede Bruno Maderna a Persepoli, davanti all’Apadana. In effetti sul frontespizio della partitura Messiaen aveva espresso proprio il desiderio che la stessa venisse eseguita all’aperto.

La disposizione che il Maestro ha previsto per l’organico orchestrale è precisa: legni davanti, ottoni in mezzo, percussioni in fondo, avendo cura di posizionare i registri acuti a sinistra e quelli gravi a destra. Si promuove così la stratificazione timbrica dall’ ascolto frontale

Sempre avanti la partitura Messiaen rievoca la prima entusiasmante esecuzione dell’opera alla St. Chapelle e scrive:

….I blu, i rossi, gli ori, i rossi e i viola risuonavano in ogni vetrata con la musica. Era un ambiente ideale per il lavoro e per il matrimonio tra le complessità sonore e il dazzlement dei colori [Messiaen era sinesteta n.d.r] come anche per le risonanze incrociate dovute alle finestre poste su ogni lato. Erano le undici del mattino ed anche il sole giocava la sua parte portando qua e là nuovi tocchi di colore con il rimbalzare dei suoni….

Ma come avrebbe potuto essere altrimenti con suoni così ricchi?

Tutta la partitura è costellata di accordi estremamente complessi che lui chiama les harmonies colorées e di cui si fornisce qui un esempio tratto dal primo movimento:

Messiaen, quindi, aveva scritto la sua musica proprio con l’intento di amplificarne l’effetto di risonanza e in modo che la eco generata si percepisse anche nei lunghi silenzi che aveva previsto e per i quali raccomandava al direttore d’orchestra rispetto scrupoloso.

Venendo alla composizione, ogni movimento è preceduto da una citazione biblica ed è ricco di simbologie:

I mov°: Dal profondo grido a te o Signore: ascolta la mia voce! Primo verso del Salmo 130, anche detto De Profundis

II mov°: Cristo, risorto dai morti, non muore, la morte non ha più potere su di lui. Dalla lettera di San Paolo ai Romani 6,8-9.

III mov°: Verrà l’ora in cui i morti udranno la voce del figlio di Dio.

Vangelo secondo San giovanni 5,25-29.

IV mov°: Essi risorgeranno in gloria, con un nuovo nome, nella musica gioiosa delle stelle e le acclamazioni dei figli del cielo.

Prima lettera ai Corinzi di San Paolo apostolo cap.15 v.13 e Libro di Giobbe cap.38 v.7

V mov°: E ho sentito il suono di una grande folla.

Rivelazione di San Giovanni cap.19 v.6

Il primo movimento si caratterizza per lentezza e gravità: melodie lente nel registro basso ricordano il canto piano e rappresentano le grida delle anime del Purgatorio che emergono dalla profondità dell’orchestra. Si distinguono due temi:

il “tema della profondità” ed il “grido dell’abisso”.

Il secondo movimento presenta tre motivi di sei note che si legano ai temi del primo movimento in quanto le prime quattro note ne sono il retrogrado. Compaiono

per la prima volta ritmi esotici quali lo Simhakrama e il Vijaya indiani che nella simbologia hindù rappresentano la vittoria del leone sulla morte. Per Messiaen quel leone è Cristo.

Il ritmo Simhakrama, la forza del leone, è, sulla tavola dei 120 Deci-Talas

descritta dal musicologo del XIII secolo Sarugadeva nel saggio Sangita Ratnakara, l’ottavo ritmo. E’ dedicato alla dea Shiva, la quale simboleggia la morte della morte.

Nel terzo movimento viene introdotto il canto di uccelli intervallato da lunghi silenzi, campanelli e gong. E’ il canto dell’uccello amazzonico Uirapuru ad aprire il tempo e la scelta non è casuale: leggenda vuole che questo uccello canti solo prima di morire. Il suo canto si sostanzia di tre frasi con frammenti melodici di due note , frasi che, imitando il verso dell’uccello in natura, sono quasi identiche l’una all’altra e sulla penutima nota della cadenza finale presentano un crescendo.

Interviene quindi l’orchestra e si ripresenta il ritmo Sinhakrana

Nel quarto movimento è con due canti della Messa di Pasqua, Introito e Alleluia, che Messiaen celebra la resurrezione dei morti. Il primo viene eseguito da campane e campanacci, il secondo dalle trombe.

E’ chiaro che il Maestro abbia preso a modello il canto piano del Liber Usualis dei monaci di Solesmes del IX secolo dei quali utilizza una parte. All’inizio di ogni sezione si odono tre colpi di tam-tam che interrompono cntinuamente il discorso musicale scandendo il movimento con regolarità seguendo una precisa sequenza dinamica pp p f ff fff. E’ lo stesso Messiaen a chiarirne il significato nell’introduzione alla partitura: sono insieme la Trinità, il momento solenne della Resurrezione ed il canto delle stelle.

L”ultimo movimento è una solenne celebrazione della resurrezione attraverso la quale la morte trascende. Si ritorna al materiale tematico presentato nel primo movimento. La conclusione dell’opera è corale in fortissimo enorme, unanime e semplice.