dal Wilhelm Meisters Lehrjahre di W.J.Goethe

Johann Wolfgang Goethe è sicuramente uno degli autori più amati dai grandi compositori di ogni epoca. Si conta che ben sessantacinque delle sue liriche siano state oggetto dell’interesse di ventiquattro differenti grandi Maestri .
Questa predilezione è sicuramente da ascriversi alla estrema musicalità del suo verso e all’importanza che dava al perfetto equilibrio tra espressività e musicalità della parola. Equilibrio che riteneva necessario per creare un nuovo ed unico livello di sensibilità, indispensabile, proprio ed irripetibile dell’Opera d’Arte. Ecco quindi che la musica composta per le sue liriche viene avvertita come un naturale arricchimento, un vestito sonoro che ne implementa la capacità espressiva in un continuum di raffinatezza e senso che non è solo formale .
Verso e Musica complementari e necessari l’un l’altra .
Mignon, al quale è dedicato questo articolo, è un personaggio che compare nei ciclo dei romanzi intitolati a Wilhelm Meisters e che impegnano Goethe per oltre cinquant’anni. Ripresa più volte dall’autore nell’arco della sua vita, quest’ opera è considerata dalla critica mondiale una delle massime espressioni del Romanzo di Formazione e, tra i lavori di Goethe, un capolavoro assoluto insieme al Faust.
Forse proprio queste sono le motivazioni della grande fortuna che le quattro liriche presentate dalla fanciulla presa a cuore da Wilhelm hanno avuto nella storia , non solo fra i contemporanei ma successivamente, fino ai giorni nostri. Forse, ancora, la Sensucht (struggimento ) e la Zerrissenheit ( lacerazione ) che permeano questi Lieder per quanto temi radicati nel Romanticismo accomunano in un unico sentire l’uomo di ogni epoca, annientando con la loro universalità differenze sociali e temporali, rendendo questi versi sempre attuali e condivisibili .
l Wilhelm Meisters Lehjhare di Goethe è l’archetipo del Bildungsroman ossia del romanzo di formazione. Il filosofo Friederich Schlegel dedicò a questo romanzo un saggio importante, che poi Thomas Mann citò nel suo Goethe, rappresentante dell’età borghese, affermando che la Rivoluzione Francese, la scienza di Fichte ed il Wilhelm Meister rappresentavano i tre grandi avvenimenti dell’epoca.3La formazione di cui parla Goethe non è quella dell’eroe medio borghese che deve conciliare illusioni e sogni con la vita reale, bensì quella dell’io artista, estetico, unico capace di cogliere l’armonica totalità dell’esistenza. Quindi abbiamo da una parte l’aristocratico, che può godere di una estetica, e dall’altra l’uomo borghese che dedito come è alla professione, al commercio, per trovare armonia non può che affidarsi alla poesia. Infatti il protagonista del romanzo, Wilhelm, rifiuterà la continuità nella professione del padre e lascerà la sua casa per attraversare la società e la cultura del suo tempo al servizio dell’arte. Il Wilhelm Meister consta di otto libri suddivisi in vari capitoli. Nei primi cinque libri il protagonista comincia il suo viaggio per il mondo e si avvicina finalmente alla sua passione: la recitazione. E’ l’amore per Marianne, una giovane attrice, che rafforza la sua attrazione verso il teatro. Entra a fare parte di una compagnia di artisti girovaghi incontrando così personaggi affascinanti e misteriosi. Tra questi Mignon, l’Arpista e Natalie. Il sesto libro del romanzo si stacca dalla vicenda centrale e si intitola Confessioni di un’anima bella. La protagonista è una donna forte e coraggiosa di fede mistica indistruttibile la cui storia viene narrata da Wilhelm ad una nuova amica attrice, Amalie, sul suo letto di morte. In questo libro vengono introdotti i nuovi personaggi che figureranno negli ultimi due , il settimo e l’ottavo, dove la vicenda trova il suo compimento e tutti i misteri che abitano il romanzo vengono svelati compreso il mistero della nascita di Mignon, che viene alla luce alla di lei morte per crepacuore.
Veniamo a Mignon
A ben guardare il personaggio di Mignon è il prototipo di una delle più ricorrenti e popolari figure della letteratura Romanza inglese del XIX secolo. Quella figura diventata poi familiare in tutto il Romanticismo europeo: la giovane ed innocente ragazza piena di dignità e grazia, intelletto e contegno che affronta sola le avversità della vita. Sottoposta inconsapevolmente, per via della sua ingenuità e della sua inesperienza, a mille insidie, dolori e delusioni riesce comunque sempre a camminare a testa alta facendo leva sulla propria forza e la propria virtù, che la pervadono e le fanno da guida. Ecco, Mignon può certamente essere annoverata fra queste eroine. Viene subito presentata come un’anima dilaniata, privata da sempre di cure e amore. Ha come unico familiare l’Arpista , altro importante personaggio secondario, insieme a lei, del romanzo. Egli l’ha concepita con la propria sorella Spirata, non sapendo quale reale rapporto di parentela intercorresse fra loro. Appresa la notizia lei era impazzita e poi morta, lui aveva lasciato tutto e se ne era andato. Mignon quindi non solo assume su di sé la colpa di essere il frutto di un incesto ma sente straziante il peso dell’abbandono, della mancanza di amore. Cresce introversa e senza legami. Ecco che in lei ritroviamo il tema portante del Wanderer: erra vagabonda al seguito di una compagnia di circensi senza mai trovare una vera casa. Quando Mignon conoscerà Wilhelm sul primo momento cercherà in lui una figura paterna ma poi se ne innamorerà e proprio il fatto di non essere ricambiata aggiungerà strazio al suo strazio.
Il primo incontro tra Wilhelm e Mignon è singolare: si incontrano sulle scale della locanda dove lui alloggia e sulle prime lui non riesce a capire se lei è maschio o femmina: veste una corta giacchina di seta, dei pantaloni a sbuffo e porta i lunghi e ricci capelli neri raccolti. Il suo primo sguardo è nero e penetrante.4La sua natura, dapprima misteriosa e cupa e poi randagia, affascina sin da subito Wilhelm:
“Come ti chiami?” le chiese.”Mi chiamano Mignon”.
“Quanti anni hai?” “Nessuno li ha contati”
“Chi era tuo padre?” ” Il grande Diavolo è morto”5
In queste parole c’è tutto il carattere: “mi chiamano Mignon” ci dice che neanche lei sa quali siano le sue origini o meglio non vuole rivelarle, “nessuno li ha contati” tradisce la solitudine di un’anima della quale nessuno si prende cura mentre ” il grande Diavolo è morto” il rancore, il dolore per una genitorialità assente che l’ha consegnata nelle mani di chi l’ha cresciuta come una schiava. Mignon parla con tono solenne, il suo tedesco è stentato, la bocca troppo serrata e avida di sorrisi per la sua età che sembra essere quella di dodici o tredici anni. Una fanciulla carica di un fascino che rapisce da subito sia Wilhelm che il lettore del romanzo, e si capisce come tanti compositori in ogni epoca abbiano voluto dedicarle le loro composizioni. Mignon si muove a scatti, è rigida. Lei è la nostalgia dell’armonia di un’infanzia inconsapevole, del tempo che fu ( perfettamente Romantica in questo) e a quell’armonia vuole tornare: è per questo che si affida a Wilhelm , il suo salvatore. Egli con il suo generoso gesto cancella dal suo viso la vergogna rappresentata metaforicamente dal belletto rosso che la obbligavano ad indossare negli spettacoli circensi e che tenta insistentemente di togliere dal viso, belletto simbolo di una “macchia” interiore che adesso può, anche se solo superficialmente, cercare di cancellare. Nel romanzo Mignon viene anche presentata come una figura androgina, ed è tale la sua ambiguità sessuale che, come già accennato, Wilhelm dapprima non riesce a capire se è maschio o femmina. Questa caratterizzazione è dovuta alla volontà di Goethe di rappresentare in lei la dualità della natura umana sia maschile che femminile, sia terrena che spirituale e per questo incapace di rapporti e relazioni. Anche il nome stesso “Mignon” è in francese di genere neutro e significa sia caro che cara. Mignon è Sensucht per definizione, adolescente incompiuta, voce della poesia pura, della liricità essenziale e solitaria, incapace di patteggiamento con il mondo. Concentrato di tutto quello che impedisce l’accettazione delle leggi della vita. Passione, follia, solitudine, dolore e soprattutto incomunicabilità. Mignon è un personaggio secondario nella vicenda narrata pur tuttavia Goethe le dedica una grandissima attenzione ed una caratterizzazione precisa ed importante: egli descrive la fanciulla in modo accurato attraverso gli occhi di Wilhelm e attraverso Lieder che le fa cantare.6 Al lettore dà piccoli indizi di volta in volta, mantenendo la misteriosità del personaggio e facendo del suo passato un fantasma che aleggia sulla sua vita. Il segreto della sua nascita verrà rivelato solo alla fine del romanzo. Mignon per Goethe è il simbolo dell’innocente, del rifiutato, del represso e del ” senza voce”. La sua innata capacità di ascoltare e assorbire gli stati d’animo e le emozioni degli altri la rendono agli occhi dei compositori come una lavagna bianca sulla quale scrivere e trasferire così i propri sentimenti e le proprie vicissitudini, come vedremo succederà con Hugo Wolf e P.I. Tchaicovsky, ad esempio, talmente rapiti da non riuscire a rimanere fedeli al personaggio come Goethe l’ha pensato e invece le cuciono addosso un vestito musicale frutto della propria particolare interpretazione. In ultimo, il fascino di Mignon è forte anche del grande potere catartico che la sua tragica vita e la sua vulnerabilità esercitano su chi la incontra, sia esso lettore, sia esso musicista.
3THOMAS MANN-Goethe, rappresentante dell’età borghese a cura di Andrea Landolfi-Mondadori, pg.181
4J.W.GOETHE-Gli anni di Apprendistato di Wilhelm Meister– Mondadori 2013, pg.95
5Ibidem, pg.102
6Come riportato nel Samthcke Werke Briefe, Tagerbucher und Gesprache DT Klassiker 1994, pg.346 Goethe il 29 Maggio del 1814 disse al Cancelliere Von Muller che l’unica ragione dell’intero romanzo era Mignon.
