La prima esecuzione del War Requiem di Benjamin Britten avvenne il 30 Maggio del 1962. L’opera fu commissionata per commemorare i caduti della seconda guerra mondiale in occasione della ricostruzione della cattedrale di Saint Michail a Coventry ( bombardata dai tedeschi nel 1940). Benjamin Britten, pacifista, colse questa occasione per manifestare tutto il suo disprezzo per la guerra. Emigrato nel 1939 negli USA, nel 1942 era stato richiamato in patria per rispondere della sua obiezione di coscienza davanti al tribunale. La motivazione che aveva fornito ai giudici era stata semplice ma convincente: un artista deve creare e non distruggere. Egli era un fermo oppositoe della guerra e prima del War Requiem aveva già manifestato l’intenzione di comporre un’opera su questo tema a lui caro. Nel 1939 aveva scritto Ballad of Heroes per la guerra di Spagna e nel 1940 la Sinfonia da Requiem in tre movimenti, in concomitanza della morte dei suoi genitori su commissione giapponese ma rifiutata dagli stessi perchè troppo cristiana. Nel 1945, appena tornato da Begen Belsen, dove aveva tenuto due concerti con Yehudi Menuhin, aveva deciso di comporre un’opera corale con tematica gli attacchi ad Hiroshima ma era rimasto senza commissione.
Aveva dovuto, quindi, aspettare quindici anni perchè si materializzasse una commissione e come l’architetto che si era occupato della ricostruzione dell’antica cattedrale gotica distrutta ne aveva riutilizzato le macerie all’interno della nuova struttura, Britten aveva pensato di mettere insieme, o per meglio dire a contrasto, il tradizionale testo della Missa pro Defunctis con la poesia di un contemporaneo: Wilfred Owen.
Dedicò questa sua monumentale riflessione sulla guerra a quattro dei suoi amici deceduti, tre dei quali durante il conflitto, e come ebbe a dire al baritono tedesco Fischer Deskiau:
…sto scrivendo quello che penso sarà uno dei miei più importanti lavori…è una Messa da Requiem in larga scala e sto inframmezzando il testo latino con olti poemi i un grande poeta inglese Wilfred Owen…questi magnifici poemi, pieni di odio per la distruzione sono una sorta di commento alla Messa…
Allo scopo Britten non poteva scegliere poeta migliore: Owen rappresentava la generazione che aveva combattuto la prima guerra mondiale, lui quella che era stata chiamata a combattere la seconda, ed erano arrivati alla medesima conclusione: la guerra va solo condannata. le convinzioni di Britten si specchiavano dentro le emozioni del giovane poeta morto sul campo di battaglia ad una settimana dalla fine del conflitto bellico.
Quando ad Aspen ricevette nel 1964 il premio Aspen Award for Humanities nel suo discorso di ringraziamento spiegò il suo approccio al lavoro:
La miglior musica da ascoltare in una grande chiesa gotic è quella polifonica che è stata scritta per essa ed è stata calcolata per la sua risonanza……l’ho calcolato[il War Requiem n.d.r] per una grande e riverberante acustica, dove suona meglio…quando mi viene chiesto di comporre un’opera per un evento, grande o piccolo, voglio sapere in dettaglio le condizioni del posto dove verrà eseguito, le dimensioni e l’acustica, quali strumenti o cantanti saranno disponibili e adatti, il tipo di persone che ascolteranno, quale linguaggio capiscono e, alle volte, perino l’età degli interpreti e del pubblico…la musica non esiste in un vacuum, non esiste fino a che non viene eseguita e l’esecuzione impone delle condizioni…
Se Shostakovich la considera l’opera più grande del XX secolo mai scritta, dello stesso avviso non è STravinskij il quale ne coglierà le radici affondate nella tradizione di mozart e di Verdi e dirà: “Kleenex a portata di mano”, tacciandola di essere sentimentalee reazionaria. Ma se è vero che l’opera prende ispirazione dai grandi maestri del passato, presenta un elemento di modernità nell’utilizzo del testo: non tanto nel fatto che sia un testo non liturgico, già in precedenza altri compositori avevano optato per questa scelta, ma per l’utilizzo palesemente ironico e polemico che fa del testo controbattendo di volta in volta le parole della Chiesa Romana con quelle sferzanti di Owen. Il testo liturgico in latino viene commentato dalle parole di denuncia di Owen in una sorta di contrappunto incalzante volto al confronto tra la religione e la realtà della guerra, tra le istituzioni e l’individuo. Solo per fare due esempi:
Et lux perpetua luceat eis viene accoppiato con E ogni lento crepuscolo l’alba per i ciechi ( qui siamo nel primo movimento Requiem Aeternam) oppure Oro supplex et acclinis con Lentamente sollevato tu lungo braccio nero…di maledizione ( Dies Irae).
Cosicchè se lo scopo della Messa da Requiem è quello di consolare e dare speranza nella vita oltre la morte, l’opera di Britten è tutt’altro che questo, farcita come è delle immagini di distruzione ed ingiustizia nella penna di Owen. Britten chiarisce sin da subito qual è il carattere dell’opera prendendo in prestito le parole che compaiono sulla stessa prefazione del poema di Owen:
…yet these elegies are to this generation in non sense consolatory…all a poet can do today is to warn…
La giustapposizione tra il testo liturgico e i versi di Owen viene realizzata in modo da creare uno sferzante commento ironico alle parole del rito. I poemi scelti sono nove:
Anthem for doomed youth
Voices
The next war
Sonnet on seeing a piece of an heavy artillery brought into action
Futility
The parable of the old man and the young
The end
At calvary near the ancre
Strange meeting
(appunti ritrovati nella casa natale di Aldeburgh nel Suffolk, UK)
Con la definizione del progetto si arriva ad un organizzazione dell’opera in sei movimenti:
Requiem Aeternam Anthem for Doomed youth
Voices
The next war
Dies Irae Sonnet on seeing a piece of an heavy artillary
Futility
Offertorium The parable of the old man and the young
Sanctus The end
Agnus Dei At a calvary near the ancre
Libera me Strange meeting
Tra tutti forse quello di più aspra critica è l’Offertorium:
Britten ne attinge la tematica dal Canticle II Abraham and Isaac op.51 del 1952. Il poema utilizzato è Parabola del vecchio e del giovane. Questa parabola compara l’ascesa di Abramo al monte Moriah, con il sacrificio del figlio Isacco, all’inizio della prima guerra mondiale. Era stata pubblicata per la prima vota nel 1920 senza l’ultimo verso Metà del seme d’Europa ad uno ad uno. Ecco il poema:
Cosi Abramo si alzò, spaccò la legna e andò
prese con sé il fuoco e un coltello
e mentre soggiornavano insieme tutti e due
Isacco parlò e disse, padre mio,
ecco i preparativi, il fuoco ed il coltello
ma dov’è l’agnello per questo sacrificio?
Così Abramo legò il giovane con cinghie e lacci
costruì spallette e fosse
e tirò fuori il coltello per uccidere il figlio
quando un angelo dal Paradiso lo chiamò
dicendo, non posare la tua mano sul ragazzo
e non fargli nulla. Ecco,
un montone preso per le corna in un cespuglio;
offri l’ariete dell’orgoglio al suo posto.
Ma il vecchio non lo fece, e infilzò il figlio
e metà del seme d’Europa, ad uno ad uno.
Sono tre, in fine, i piani narrativi proposti:
- I solisti maschi, tenore e baritono, con orchestra da camera di 12 elementi cantano i poemi di Owen
- Il soprano con coro misto e grande orchestra realizza invece i brani della Messa da Requiem
- Il coro dei ragazzi, mai macchiati dalla guerra, rappresenta l’innocenza.
E dato che nell’idea di Britten quet’opera doveva commemorare le vittime della guerra di tutto il mondo scelse dei solisti che arrivavano dai paesi attori principali del conflitto e quindi l’Inghilterra, Peter Pears, tenore, la Germania, Fischer Dieskau, baritono, e la Russia, Galina Vishneskaya, soprano, la quale purtroppo, data la natura politica dell’opera, non venne autorizzata a partecipare all’evento.
