
La Messa per i defunti o Messa da Requiem è una particolare celebrazione per accompagnare i fedeli nell’aldilà. La sua prima comparsa risale al II secolo d.c come riferito negli Acta Apostoli Ioanni (apocrifo) e nel Martirio di Policarpo (69-155 d.c, vescovo di Smirne). Agli albori della cristianità il rito, così come l’interpretazione delle scritture, presentava diversificazioni regionali e si adattava su un insieme di editti codificati. Ricordiamo il rito gallicano, celtico, ambrosiano, aquileise, per non parlare di quello della Chiesa orientale.
Quando Carlo Magno nel 772 d.c chiese a Papa Adriano una copia del messale attribuito a San Gregorio cominciò per la Chiesa cattolica il processo di uniformazione del rito che trovò il culmine nella venticinquesima ed ultima sessione del Concilio di Trento svoltasi il 3 e 4 dicembre del 1563: il rito cattolico standardizzato otteneva la sua codifica ufficiale.
La prima testimonianza del rito a noi pervenuta risale al X secolo d.c.
Oddone da Cluny, abate benedettino, stabilì che la Messa per onorare defunti doveva essere celebrata il 2 Novembre. La polifonia fu per secoli tenuta lontana dal rito perchè, ornamento festoso ed elaborato, ritenuta non adatta ad una celebrazione così solenne perciò la prima Messa per i defunti polifonica a noi arrivata è la Missa pro defunctis di Johannes Ockeghem della seconda metà del XV secolo.
Si ha però notizia di un antecedente: quella scritta da Guillame Dufay e della quale conosciamo l’esistenza perchè citata nel suo testamento. Il Nostro richiedeva che al suo funerale venisse cantata la sua Messa da Requiem nella cappella di Saint Etienne ( Novembre 1474).

Piano piano le parti lasciate al Gregoriano si andarono riducendo ed i compositori cominciarono a comporre sezioni polifoniche sempre più ampie privilegiando la forma del Mottetto. Secondo il Concilio di Trento la Messa da Requiem doveva contenere i seguenti canti:
dall’Ordinario dal Proprio
Introito (Requiem aeternam)
Kyrie Eleison
Graduale (Requiem aeternam)
Tratto (Absolve domine)
Sequenza (Dies Irae)
Offertorio (Domine Jesu Christe)
Sanctus (Benedictus)
Agnus Dei
Communio (Lux aeterna)
Responsorio (Libera me)
I testi dell’Introito sono presi dall’Antico Testamento, IV libro di Esdra (apocrifo) capitolo 2, versetti 33-48 e corrispondono al salmo 65:…Requiem aeternam dona eis, domine, et lux perpetua luceat eis…
La brevità del seguente Kyrie Eleison offre l’opportunità di un canto melismatico ripetuto tre volte. Il Graduale nel Requiem ripete l’Introito con l’aggiunta del salmo 111: …in Memoria aeternam erit justus, ab auditione malanon timebet…
Dopo il Tratto Absolve domine… si arriva alla sequenza Die irae, una delle cinque sequenze rimaste dopo la scure del Concilio di trento. Il testo dell’Offertorio sembra proveniredal rito gallicano. Dopo il Sanctus e l’Agnus dei abbiamo il Communio nel quale il defunto riceve la benedizione e viene portato al comitero. Il Libera me, In Paradisum e il Pie Jesu sono canti che non fanno parte dell’officio ma si intonano una volta finita la Messa al momento della sepoltura ( autori comeG.faurè, G.Verdi, M.Duruflè e Lloyd Webber li hanno introdotti nelleloro opere).
Una disamina più approfondita merita il Die Irae:
Il Dies Irae è una sequenza in latino attribuita a Tommaso da Celano, frate francescano epoeta italiano vissuto tra il 1190 ed il 1265 c.a. Il ritmo è qualitativo, la rima baciata, ad eccezione delle ultime due strofe, ed il metro è trocaico. Il testo latino originale è composto da terzine a rima piana per un totaledi 57 versi. Secondo A.Robertson, autore de Requiem, music of mourning and consolation, è probabile che il frate, amico di San Francesco d’Assisi, abbia preso a riferimento il canto responsoriale Libera me domine de morte aeterna tratto dalla Vulgata di Sofonia (Sofonia 1,1 5-16) e dall’Inno Apparebit repentina die magna domine (XVI secolo). La Vulgata, che consta di tre capitoli, è la traduzione in Latino, operata da Sofronio Eusebio Girolamo nel VI secolo a.c, dell’annuncio della venuta di Cristo e del Giudizio Universale e al quale presumibilmente si è ispirato Sa Giovanni nella redazione de L’Apocalisse. Ai versi 1,15-16 (bibbia C.E.I) recita:
Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos…
Il primo ad includere la sequenza Dies Irae all’interno della Messa da Requiemfu Antoine Brumel (1460-1520) allievo di Ockeghem, il quale si pensa sia entrato in contatto col primo Messale per Ognissanti pubblicato a Venezia nel 1493. Con Palestrina ed Orlando di Lasso il genere trovò il massimo della fioritura. Agli inizi del 600 il basso continuo figurato o meno eseguito con l’organo dava sostegno alle parti vocali. Fece poi l’apparizione la cosiddetta Messa concertante con sezioni solistiche, strumentali e una sempre più forte spinta verso la drammatizzazione: lo strumentario utilizzato venne sempre più accrescendosi includendo archi e fiati come cornetti, trombe, tromboni che non solo accompagnavano e sostenevano le voci ma arricchivano il tessuto musicale con maggiore sonorità. Il contrasto ed il gioco di timbri diventarono fondamentali nel dialogo ssolo-tutti. Alla fine del 700 prenderà sempre più piede il Requiem da concerto, del quale quello di Mozart del 1791 è un bellissimo esempio, ma si ricordano anche La Grande Messa dei morti di Ector Berlioz del 1837 o la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi del 1874.
Durante il XIX secolo il graduale spostamento verso la cultura secolare e la diminuzione del controllo della Chiesa offrono ai compositori l’occasione di prendere possesso dei testi della liturgia e di metterli in musica a seconda delle loro esigenze espressive. Le composizioni diventano estremamente lunghe, complesse e drammatiche. I compositori si liberano così dai lacciuoli che imponeva il rito cattolico e danno sfogo alla propria vena artistica.
