L’evoluzione della Lingua, quindi, ha visto in molti casi la commistione di alcune peculiarità della poesia classica latina con le novità apportate dalle piu immediate Lingue Romanze. Come già accennato i poeti mediolatini versificano utilizzando le nuove possibilità espressive offerte dal Volgare ma mai non perdendo di vista la poesia d’Arte che aveva reso immortali Saffo, Catullo o Virgilio. Volendo accennare all’eredità dell’esametro dattilico classico nella poesia volgare tra i tanti si potrebbe ad esempio citare Dante Alighieri:
L’endecasillabo dattilico è molto frequente in tutta la poesia elegiaca del Medioevo. Dante lo definiva superissimum carmen perchè abbastanza lungo da consentire lo sviluppo concettuale ma non troppo da sconfinare nella prosa. Come si può notare dai versi presi ad esempio più sotto ( Divina Commedia, Inferno, canto IV, versi 122-127) l’accentuazione e quindi il ritmo di lettura derivano direttamente dall’esametro dattilico classico che constava di sei piedi dattilici LBB
(accento in 1 4 7 10)
IvidiE lettracon molticom pagni,
tra‘ i quai conobbi Ettòr ed Enea,
Cesare armato con li occhi grifagni.
Vidi Camilla e la Pantasilea;
da l’altra parte vidi‘l re Latino
che con Lainia sua figlia sedea.
Altro esempio il Codex Burans:
Perfetti testimoni del passaggio dalla metrica classica quantitativa alla metrica mediolatina qualitativa sono i canti goliardici Carmina Burana, trecento canti prevalentemente anonimi scritti in latino medioevale, provenzale e antico tedesco, che tra il XI ed il XII secolo nascono in ambienti colti ( sono i canti che gli studenti che si spostavano da una Università all’altra intonavano inneggiando ai piaceri della vita) ed utilizzano, a fine parodistici, moduli del linguaggio colto ecclesiastico. Il metro più utilizzato è l’esametro Leonino, ma non mancano forme ibride:
IL brano portato in esempio qui sotto è tratto dal Carmen Potatorium. Qui abbiamo un classico tetrametro trocaico acatalettico assimilabile al moderno verso ottonario. Compare la rima, sconosciuta prima:
In taberna quando sumus
non curamos quid sit humus
sed ad ludum properamus
cui semper insudamus
…..
Inta berna quando sumus
LB LB LB LB
noncu ramos quidsit humus
LB LB LB LB
…
…
…
Ogni verso, quindi, contiene quattro piedi trocaici ma al contempo è verso ottonario con uscita piana. La rima è baciata
