Lingua, Metrica e Ritmo sulle ceneri dell’Impero Romano d’Occidente (parte prima)

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Uno sguardo d’insieme

Tra il IV e l’VIII secolo d.C, periodo storico riconosciuto dagli studiosi come Tarda Antichità, l’Impero Romano si sfalda sotto i ripetuti assalti delle popolazioni barbariche. Nel 476 d.C, con la deposizione di Romolo Augusto da parte dell’unno Odoacre, che diverrà poi re degli Eruli, gli storici segnano la definitiva caduta e dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente. è proprio con questa dissoluzione che prende l’avvio la progressiva nascita delle lingue romanze o neolatine, che, mentre il Latino permane la lingua della comunicazione scritta della cultura e del potere, e quindi di Chiesa e Giurisprudenza, vengono utilizzate nella sola comunicazione orale e quotidiana. Se la massa, quindi, era analfabeta e conosceva solo la lingua nella quale si esprimeva, i pochi che non lo erano scrivevano un Latino sufficientemente corretto e parlavano in Volgare. Erano, quindi, bilingui. Comunque sia, permanevano degli ambiti nei quali la comunicazione orale utilizzava ancora il Latino: l’insegnamento, la comunicazione tra persone di diversa nazionalità e quella tra membri del Clero. Sarà solo molto più recentemente che la lingua romanza comincerà ad essere scritta e avremo una produzione letteraria laica rivolta alle corti come avremo anche testi di predicatori e chierici quali San Francesco d’Assisi o Jacopone da Todi, per citare i più noti. Mentre tra il XI ed il XII secolo la Francia produrrà la lirica Trobadorica in Italia la letteratura in Volgare nascerà più tardi e sarà originariamente letteratura in versi. I generi saranno: l’epica, la lirica, il romanzo e il racconto. Dal XIII secolo in avanti anche la prosa acquisterà interesse e molti romanzi verranno trascritti. Tra i primi citiamo il Ciclo bretone di re Artù ed il Perceval di Chretien de Troyes. Per la trattatistica in Italia dovremo aspettare il De vulgari eloquentia di Dante Alighieri del 1300 ca.

Dal Latino alla Lingua Romanza

L’espressione Lingua Romanza trae spunto da ” Romanice Loqui” che significa “parlare come i romani”. La sua matrice diretta è il Latino che era essenzialmente di tre tipi:

  • Latino Classico, alla base dell’apprendimento delle Arti Liberali
  • Latino Volgare, Sermo Vulgaris che si distingueva in urbanus, rusticus e “di frontiera”
  • Latino Biblico.

La scuola Tardo Antica elabora un sistema di insegnamento fondato su Trivium ( Grammatica, Retorica e Dialettica) e Quadrivium ( Matematica, Geometria, Musica e Astronomia) e come scriveva Cassiodoro (VI secolo d.C) la Grammatica è il fondamento di tutte e sette le arti liberali:

“….est gramatica magistra verborum, ornatrix humani generis, quae est videlicet origo et fundamentum liberalium artium…” ( Variae, IX pg.21)

La riforma scolastica propugnata da Carlo Magno favorisce la lettura e lo studio di Virgilio e Ovidio per l’Epica, Orazio e Giovenale per la Satira, Terenzio per la Commedia e Cicerone, Sallustio, Livio e Seneca per la prosa. Il Latino Volgare o Sermo Vulgaris costituisce la parlata quotidiana delle classi medie e va incontro ad una lenta trasformazione fino a diventare lingua romanza ( o neolatina). Presumibilmente il passaggio vero e proprio si ha tra il VI ed il VII secolo. Alcune trasformazioni importanti sono: La perdita dei dittonghi, la scomparsa del genere neutro, quella delle desinenze ( a favore dell’utilizzo di articoli e preposizioni), la scomparsa del passivo come forma autonoma, la vittoria dei termini del volgare su quelli della forma dotta ( ad esempio “testa” invece di caput o caballus al posto di equus) ed il passaggio dalla metrica quantitativa alla metrica qualitativa con il superamento della distinzione tra sillabe brevi e lunghe. Nascono i moderni Italiano, Sardo, Francese, Provenzale, Castigliano, Catalano, Portoghese, Ladino e Rumeno. Ma la consapevolezza ufficiale dell’utilizzo di uno strumento comunicativo nuovo si attesta molto più avanti tra il IX ed il X secolo d.C. Tra i tanti, due sono i momenti più significativi che ci rendono contezza delle trasformazioni in essere: Nel 813 col Concilio di Tours la Chiesa prende atto della coesistenza di due lingue diverse e stabilisce la restaurazione dell’utilizzo del Latino corretto ( classico) per la comunicazione degli alti ranghi politici ed ecclesiastici, come anche la necessità per i religiosi di tradurre le proprie prediche in lingua vulgare (rustica romana lingua e teudisca lingua) per renderle comprensibili ai fedeli. Altro importante documento che testimonia la percezione della nascita di nuovi idiomi è il Giuramento di Strasburgo dell’ 842 d.C nel quale i figli di Carlo Magno, Carlo II il Calvo e Lodovico II il Germanico giurano l’impegno reciproco contro il fratello Lotario I nelle rispettive lingue antico Francese e antico Tedesco, e poi ripetono il giuramento nella lingua della controparte per essere compresi anche dai sudditi della nazione gemellata. L’importanza di questo atto sta tutta nel fatto che per la prima volta un importaante patto non viene ratificato utilizzando la lingua dell’ufficialità, ossia il Latino Classico, bensì la Lingua Volgare. La lentezza della presa di coscienza del cambiamento si rivela con le tante manifestazioni che testimoniano una penetrazione della nuova lingua ben precedente questi anni.Tra queste spicca il ritrovamento di un’iscrizione cristiana risalente al 350 d.C dove al posto di meses novem è scritto mesis nobe.

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(da http://www.sangiorgiodipiano.net)

Deborha Terranova 2017

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